Capitolo 5 – Domani è un altro giorno“Il vero sbaglio è non correggersi dopo aver commesso l’errore.”“Adesso non pensarci e vai a dormire, tanto domani è un altro giorno…” ecco cosa le aveva detto Evelyn per consolarla.
Anastasia era sul letto a pancia in su a fissare il soffitto senza guardarlo veramente, la sua mente vagava tra quelli che ormai erano ricordi, le immagini di quella giornata nitide davanti ai suoi occhi.
Pensava e ripensava a quello che era successo, a quello che sarebbe successo di lì a poche ore, non riusciva a dormire, il divano, Tom che si avvicinava, il bacio…quel bacio…
Forse non era davvero come sembrava, forse gli avrebbe dato un po’ di fiducia…forse…l’indomani…
Si girava e rigirava nel letto, tra le coperte, cercando di cancellare quei ricordi, finché il sonno non la prese e allora tutto svanì…per poi ripresentarsi tutto in un susseguirsi strano….con lei non c’era più Tom, ma un altro ragazzo, moro, non vedeva la faccia riusciva solo ad intravedere il suo sorriso, lei non si opponeva, ma forse in fondo voleva…
-Anya!....Anya!...-
-No….lasciami!...-
-Anya! Sveglia! Sono io….-
-Si…sono sveglia…ma che…-
-Ti agitavi…hai cominciato a gridare….sei tutta sudata…che è successo?-
-Niente…ho solo….fatto un brutto sogno…-
-Ti va di raccontarlo?-
-No…non era importante…-
-Ok va bene…come vuoi…se hai bisogno sono di là…- Le sorrise e poi uscì dalla stanza lasciandola di nuovo sola.
Anastasia si alzò con relativa tranquillità dal letto e si diresse in bagno, aprì l’acqua della doccia e la lasciò riscaldare, mentre delicatamente si toglieva i vestiti e li lasciava scivolare nel cesto dei panni sporchi, lo specchio era già tutto appannato, entrò nella doccia e sperava con quell’acqua calda di sciacquare via tutte quelle immagini che la tormentavano, tutti quei dubbi, solo pensare ad altro.
Non ci riusciva, perché era così complicato per lei dimenticare?
Decise che quello non era il modo di affrontare la situazione, doveva agire, parlare, avrebbe parlato con lui.
Uscì dalla doccia e si coprì con un telo bianco, non che adesso fosse tutto più chiaro, i dubbi erano ancora tutti li, ma ora aveva un’arma per sconfiggerli, pensava a quanto fosse stupido stare sempre a pensare a una cosa che per lei non aveva senso, non provava niente punto, gliel’avrebbe detto e sarebbe finito tutto li.
Indossò i suoi jeans neri e una felpa, era incredibile, anche le cose più semplici le stavano così bene da non farla passare inosservata, stava per uscire, ma decise di avvertire prima Evelyn, che si fermò a fissarla: era la fotocopia della sorella solo con i capelli neri, non era il tipico modello di ragazza da copertina di rivista di moda, anoressica, bionda, occhi azzurri, con le gambe lunghe quanto i pali della luce, no, aveva delle caratteristiche tutte sue, era bassa, con i capelli neri sciolti che le coprivano le spalle, un fisico normale, era semplice ed era proprio questo che faceva di lei una bella ragazza.
Erano passati almeno dieci minuti da quando era uscita, camminava con l’aria piacevolmente fredda che le rinfrescava il viso, si era allontanata ormai abbastanza da casa, la sua intenzione era quella di andare da Tom, ma solo in quell’istante si accorse che non aveva la minima idea di dove stava andando, non sapeva nemmeno dove abitava, quando ad un certo punto, voltando l’angolo non capì bene cosa successe, una botta e si ritrovò a terra tra la neve.
Si rese conto che era andata a sbattere contro qualcosa, solo un attimo dopo vide che era andata a sbattere contro qualcuno e quel qualcuno lo conosceva.
-Hey! Ti ho fatto male?-
-Bill…no…tu cosa…cosa ci fai qui?- disse massaggiandosi dove aveva sbattuto mentre Bill le porgeva una mano per farla rialzare.
-Stavo semplicemente facendo un giretto…e tu?-
E ora che gli avrebbe detto?...Forse lui non sapeva nemmeno quello che era successo, sempre se Tom non gliel’avesse raccontato, cosa molto probabile dato che erano fratelli, o almeno lei pensava, non sapeva cosa significasse il rapporto tra fratelli dato che lei era figlia unica, senza una ragione cominciò ad essere imbarazzata e non sapeva che dire, decise di dire la verità.
-Ehm…ecco io…veramente stavo….cercando Tom…ma mi sono resa conto solo un paio di minuti fa che non so dove abitate…-
-È facile, guarda. Vai sempre dritto lungo questa via, l’ultima casa a destra è la nostra non puoi sbagliare. E come mai cerchi Tom?-
-Grazie dell’indicazione…- e ora che avrebbe risposto?...che voleva chiarire? No no, non che avrebbe fatto chissà che, solo…non aveva voglia di dirglielo.
-Sai per il compito?...-
-Ahhh il compito….vero voi lo fate insieme…allora buono studio…ciao!- si avvicinò a lei e le diede un leggero bacio sulla guancia, si comportò come se fosse tutto abituale.
-Ciao!-
Si allontanò salutandola ancora con la mano e sorridendo.
Cominciò a percorrere quella via ormai con passo sicuro, arrivò davanti all’ultima casa sulla destra, si ritrovò davanti ad un cancello di legno, la casa era circondata da un enorme giardino tutto ricoperto di neve, sopra il citofono un piccola lastra di marmo con due gatti e su inciso “Kaulitz – Trümper” suonò una volta e poco dopo sentì una voce provenire da quella scatoletta di metallo
-Si? Chi è?-
-…Ciao Tom…Sono Anya…-
-Anya?...entra…-
Le aprì il cancello, lei stava per arrivare alla porta d’ingresso quando un grande Labrador nero le saltò addosso
-Scotty!...lasciala stare!-
-No…tranquillo…è un bel cane!-
Si mise a giocare con l’allegra bestiola e dopo un po’ il rasta le rivolse ancora la parola
-Allora? Vuoi entrare?-
-Ehm…Si grazie-
Diede un’ultima carezza al cane e si avviò dentro casa mentre lui le teneva la porta aperta come un gentiluomo.
-Ecco io ero venuta qui per…-
Cominciò a chiarire la ragazza, ma lui non le diede tempo di parlare
-Aspetta…prima volevo scusarmi per ieri sera…io….io…non so perché l’ho fatto…mi dispiace…non voglio che pensi male di me…-
Aveva cominciato a sudare un po’, era enorme per lui lo sforzo di trovare le parole giuste
-Tranquillo, anzi, scusa per il ceffone, ma ecco….io nemmeno ti conosco e non sono il tipo da una botta e via…-
“Ma che stai dicendo? Ma sei impazzita? Da dove escono queste parole?”
-No non sono queste le mie intenzioni….lo giuro…- continuava a sudare e di minuto in minuto le sue guance si facevano sempre più rosse
“Idiota! Parla, parla, parla! Dille tutto! Maledette parole...”
-Non ne dubito…comunque…ho qui il bambolotto…stanotte ci badi tu vero?-
Dallo zaino che si era portata dietro tirò fuori il loro compito e glielo consegnò.
Tom era rimasto di stucco, per come lei aveva reagito, per come aveva cambiato discorso così improvvisamente, non le importava niente di lui?
-Ok…e per la relazione?-
-Vuoi che la scriva io?-
-No posso farla io…-
-Domani lo tengo io e penso io alla relazione…direi che va bene così no?-
-Si ottimo!-
-Bene, allora è meglio che adesso torni a casa…-
Fece per raggiungere la porta d’ingresso, ma lui la trattenne per un braccio
-Perché non rimani un altro po’? Sono tanto solo in questa casa così grande!-
Perché la voleva fare rimanere? E se…?
-No direi che non è il caso…-
-Dai! Ti faccio sentire come sono bravo con la chitarra!-
Tutto qui? Voleva farle sentire un assolo di chitarra?
-E va bene…-
Si tolse il giubbotto che aveva tenuto ancora addosso e si accomodò su un grande divano che le aveva indicato Tom.
Il rasta prese una bella chitarra di un grigio metallizzato che collegò subito ad un amplificatore li vicino, dopo essersi preparato, presentò il pezzo che stava per eseguire
-Questa è una delle mie canzoni preferite…si chiama “When I’m gone”-
Dopodichè cominciò a suonare, le sue lunghe dita scorrevano sicure sulle corde, il viso era contratto in un’espressione di concentrazione, ci stava mettendo tutto l’impegno possibile e il suo possibile bastava ed avanzava.
La cantò anche quella canzone e, di tanto in tanto, volgeva uno sguardo verso di lei, che d’altro canto lo osservava colpita da tanta bravura, non aveva mai sentito un chitarrista così capace, non sentiva le note solo sotto le dita, le sentiva nel cuore e questo faceva di lui un chitarrista con la C maiuscola.
Finì quell’esibizione con tanto di inchino finale e dopo aver riposto la chitarra e spento l’amplificatore si sedette accanto a lei
-Allora?-
-Wow! Sei davvero bravo!-
-Beh lo so che sono bravo…a quest’ora non suonerei in una band…non credi?-
-Già me n’ero dimenticata…-
Era davvero bravo a suonare, doveva aver preso un po' di confidenza, ma nonostante tutto lei ancora non si trovava a suo agio e lui sembrò accorgersene
-Cosa c'è?-
-Cosa...a che ti riferisci?-
-Sei sempre silenziosa, con quello sguardo triste fisso nel vuoto...C'è qualcosa che non va?-
-Ecco...io...no...è solo che...penso...-
-E a che pensi?-
-Io...No Tom....Tu non capiresti...scusa...-
-Dammene l'opportunità- disse prendendole la mano, così piccola tra le sue così grandi
-Non è semplice...-
-Ci sono qui io...dimmi cosa c'è che ti tormenta...perchè sei perennemente così triste?...perchè non riesci a fidarti...di me?-
-Io non mi fido facilmente delle persone, poi ti conosco solo da pochi giorni...aggiungici il fatto che sei come tutti gli altri...-
-Come tutti gli altri?-
Risentire quelle parole da lui fu come andare a sbattere contro un palo e risvegliarsi...aveva davvero detto quelle parole?
-Scusa non intendevo...-
-No spiegati...-
-Beh...come tutti gli altri...nel senso che...siete tutti uguali, che tutti mirate soltanto ad un'unica cosa...-
-Cosa?-
Lei abbassò lo sguardo imbarazzato, non riusciva a dirgli una cosa del genere guardandolo negli occhi, trovata più sicurezza nella vista del pavimento freddo continuò
-Il sesso...-
-Perchè dici una cosa del genere?-
-Perchè vuoi forse dirmi che non è così?-
-No è che...-
Questa volta fu lei ad interromperlo
-Tom, non intendevo...è solo che...è proprio con i ragazzi come te che ho avuto brutte esperienze...tutto qui...-
-Capisco...beh hai ragione...anche io sono di quella "razza"...ma sono sicuro che non è solo questo che ti tormenta...-
-No...-
-E allora cosa c'è?-
Prese il suo viso tra le mani per poterla guardare negli occhi, se c'era una cosa che aveva imparato da suo fratello era che le ragazze volevano essere protette
-Non ora...-
-Ok con calma...io sono qui...-
-Grazie- una leggera lacrima le rigò la guancia di un pallido quasi cadaverico -Fallo ancora...-
-Cosa?-
-Questa dolcezza...i tuoi occhi brillano...è questo il vero Tom...non nasconderti dietro quella maschera...tu vai bene così...- detto questo lo abbracciò, senza un motivo, aveva solo voglia di tenerlo con sè. Il rasta non sapeva che dire, tra l'imbarazzo e il calore della situazione era rimasto immobile.
"Ti amo, ti amo, ti amo...perchè non riesco a dirtelo? Ho voglia di baciarti...non respingermi di nuovo...io ti proteggerò"
Nella sua testa il caos più totale, il suo corpo fremeva, voleva lei, la voleva a tutti i costi, solo che non era più se stesso, era cambiato.
Si staccò da quell'abbraccio, prese ancora il suo viso con le sue grandi mani, la guardò negli occhi, con la speranza che lei riuscisse a leggere nella sua mente, ma non era come con Bill, con lei non ci riusciva, ancora una volta quell'impeto, l'avvicinò di nuovo a sè e la baciò, un'altra volta, le sue labbra erano per lui come una calamita, non poteva starne lontano, la cosa più strana era che lei questa volta non lo stava respingendo, sembrava ricambiare quel suo bacio.
Quelle labbra, lei le conosceva, erano cresciute con lei, le aveva già assaporate, non la sera prima, non ricordava quando, ma sicuramente tanto tempo prima, un po' per gioco, non si sentiva di respingerlo di nuovo, aveva bisogno di sapere se poteva fidarsi, e l'unico modo per farlo era seguire quella strada, buia, già intrapresa.
Ma cominciò a non accettare quella situazione quando le braccia di lui le avvolsero i fianchi, lei cercò di staccarlo, non voleva, ma lui continuava, con baci lungo tutto il collo, poi la fece sdraiare dolcemente, lei voleva sottrarsi a quella presa, ma non ci riusciva tutto era come annebbiato, come se non potesse scegliere della sua vita, solo abbandonarsi a lui.
Come per miracolo, si aprì la porta
-Tomiiii sono a casa!-
Era Bill, i due ragazzi erano ancora li sul divano, non avevano sentito nulla e se avevano sentito lo avevano completamente ignorato.
Il ragazzo tutto infreddolitò si inoltrò nel salone per ritrovarsi così davanti ai due ancora tutti affaccendati, o almeno lo era il rasta, Bill era rimasto li immobile non sapeva come comportarsi, solo quella scena davannti ai suoi occhi gli faceva venire una rabbia incontrollabile.
-Ma cosa...?-